dal 10/07/2009 al 10/07/2009
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Finchè non c’è uno Stalin a soffiarci sul collo perché non fare un po’ d’arte al servizio di un’insurrezione?
Non importa che sia impossibile, che altro possiamo aspettarci
se non “l’impossibilità”?
Se l’arte è morta o il pubblico svanito, allora ci troviamo
liberi di due pesi morti.
Potenzialmente ognuno adesso è un certo tipo d’artista e
potenzialmente ogni pubblico ha riguadagnato la propria innocenza,
la sua abilità di divenire l’arte che sperimenta.
Ammesso che riuscissimo a fuggire dai musei che ci portiamo dentro, ammesso che smettessimo di venderci biglietti per le gallerie dei
nostri crani, potremmo iniziare a contemplare un’arte
che ricrei lo scopo dello stregone:
cambiare la struttura della realtà attraverso la manipolazione
di simboli viventi.
Possiamo ora contemplare azioni estetiche che possiedono qualcosa della risonanza del terrorismo, mirate alla distruzione di astrazioni invece che delle genti, alla liberazione invece che al potere, al piacere invece che al profitto, alla gioia invece che alla paura.
Le nostre immagini scelte hanno la potenza dell’oscurità, ma tutte
le immagini sono maschere e dietro queste maschere giacciono
energie che possiamo orientare verso il piacere e la luce.
L’arte racconta affascinanti bugie che diventano vere.
E’ possibile creare una zona nel quale sia l’artista sia il pubblico
siano completamente scomparsi, solo per riapparire su di un altro
piano, dove vita e arte sono diventate la stessa cosa,
il puro dare regali?
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FLAVIO GARAVAGLIA
Flavio Garavaglia è nato nel 1968 a Legnano (MI) dove tuttora risiede.
Diplomato in Psicopedagogia, il suo approccio con la pittura e l’arte in generale avviene solo dopo i 20 anni, grazie al fatto di aver iniziato a lavorare saltuariamente nel settore degli allestimenti scenografici.
Divenuta in seguito la sua principale occupazione, approfondisce gli studi di cromatologia, illuminotecnica, scenografia, grafica e interior design (IED e ISAD)
In particolare è la struttura delle cose ad affascinarlo, il “come sono fatte”, riuscire a trovarne il DNA.
Da fine anni ’80, i primi approcci con la pittura ancora “acerba” lo portano verso una figurazione appena accennata; figure umane fatte di tratti scuri, volti e corpi che non racchiudono nulla di umano se non la “forma”.
La quasi totale assenza di colore amplifica la sensazione di metafisico, di sospeso che è già presente in questi primi lavori mai racchiusi in un tratto definito ma lasciati aperti e gocciloanti.
Lavori sporchi come l’artista li definisce.
Nei successivi anni abbandona quasi completamente la “forma” umana per la “forma” del paesaggio.
Un paesaggio fatto di tratti scuri su un fondo più chiaro e dove le pennellate orizzontali lasciano evidenti gocciolature che vanno a sovrapporsi e mischiarsi cambiando i colori e finendo esse stesse per “fare” il paesaggio oltre che farne parte.
La pittura diventa paesaggio.
Quindi non più il paesaggio è dipinto su una superficie ad “imitazione” della natura ma la pittura stessa è paesaggio da ammirare e da scoprire.
Verso la fine degli anni ’90 alcuni fatti accaduti nella sua vita lo portano a dedicarsi molto più di prima alla pittura ed alla ricerca sui materiali e sulla materia.
Dice l’artista:
‘’…La ricerca sulla materia è un immersione nell’ignoto e nello spirituale da dove praticamente non si esce mai…’’
Questo lo porta ad ampliare le sue conoscenze su Filosofia Ermetica ed Alchimia iniziate già negli anni ’80 con letture di Evola, Fulcanelli e Guenon.
I suoi viaggi in Sud America (Venezuela, Amazzonia), lo mettono in contatto con le culture native e le loro cerimonie religiose (Ayahuasca).
‘’….da giovane ero convinto che il nostro mondo, la nostra civiltà (occidentale) fosse la migliore possibile…..leggevo Castaneda che in verità mi incuriosiva molto, ma dentro di me pensavo fosse razionalmente impossibile….ora ho cambiato il mio punto di vista e sono molto più aperto verso esperienze “diverse”….’’
Nelle sue opere entrano in scena elementi nuovi come il ferro oro e resine.
Dal 2003 con la serie “Frames” fino al 2008 con la serie “Landscapes”, Garavaglia introduce nei suoi lavori l’utilizzo della fotografia ed i software per la manipolazione delle immagini.
Scrive Garavaglia: “E' proprio la "manipolazione" e la "trasformazione" che subiscono le immagini ancora "crude" ad aver attirato la mia attenzione, non solo il prodotto finale o il soggetto dell’opera finita, sia esso un quadro, una foto, un albero o altro, sta lì ed “esiste” proprio grazie a questi interventi…’’
Le serie “Inscape” del 2009 è il proseguo della serie “Landscapes” dove è ancora presente la manipolazione delle immagini ed i paesaggi sono stati realmente fotografati dall’artista.
Ora però il lavoro con i software sulle fotografie è “a togliere” cercando l’essenza.
Tra le sue mostre più recenti ricordiamo:
Venezia (Galleria Bonanni)
Firenze, (Galleria Centro Storico)
Barcellona (Galleria Esart)
Berlino (Galleria Pinna)
Officine Artistiche di Treviso.
Nel Settembre 2008 la personale alla Fondazione D’Ars di Milano.
Flavio Garavaglia
Studio-abitazione Via Cesare Balbo 32,
20025 Legnano (MI)
Cell. 348 3904222
e-mail: flaviogara@libero.it
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